Banca d’Italia: Rapporto annuale “L’economia della Campania” 2019

In poco più di un decennio la Campania ha attraversato fasi cicliche alterne. Alla lunga recessione iniziata nel 2008, proseguita senza soluzione di continuità fino al 2013, ha fatto seguito una ripresa che negli anni più recenti ha perso progressivamente vigore. Il parziale recupero dai livelli di attività del 2007 rischia di essere compromesso in misura significativa dalla più grave pandemia dell’ultimo secolo. Le misure di contenimento e la diffusione globale del virus hanno iniziato a produrre i primi effetti sull’economia campana già nel primo trimestre dell’anno in corso. Le esportazioni, pur continuando a crescere a ritmi elevati, sostenute dal favorevole andamento del comparto agro-alimentare, hanno rallentato. Il movimento di merci e passeggeri si è drasticamente ridotto. L’occupazione, già in calo nel 2019, si è ulteriormente contratta nel primo trimestre del 2020, con effetti verosimilmente sfavorevoli sulle prospettive dei consumi privati.

Le imprese

La pandemia ha colpito il settore industriale già in una fase di flessione dei livelli di attività, che si accentuerebbe nel 2020. Secondo l’Indagine straordinaria sugli effetti del coronavirus, condotta dalle filiali della Banca d’Italia tra metà marzo e metà maggio, oltre il 50 per cento delle imprese prevede un calo del fatturato superiore al 30 per cento, quota che sale tra le imprese la cui attività è stata sospesa. Gli investimenti, aumentati nel 2019, sono attesi in calo nel 2020. Un quadro non dissimile emerge anche per il comparto delle costruzioni e per le imprese del terziario. Queste ultime, specie quelle dei servizi di ristorazione, alloggio e intrattenimento, settori più esposti all’interazione sociale, sono state particolarmente colpite dallo shock globale.

Le imprese campane mostravano alla vigilia della pandemia condizioni finanziarie decisamente più solide rispetto a quelle della crisi finanziaria globale del 2008. La crisi pandemica ha cionondimeno sottoposto le imprese a uno stress finanziario rilevante, specie quelle la cui attività è stata sospesa, nonostante l’alto livello di liquidità disponibile all’inizio del 2020 e il ricorso alle misure governative di moratoria e di accesso a periodi aggiuntivi di Cassa integrazione guadagni. Allo scopo di contenere gli effetti sulla solvibilità e sulla liquidità delle imprese sono stati adottati provvedimenti di rafforzamento degli strumenti di garanzia dei prestiti bancari, a cui le imprese campane hanno fatto crescente ricorso a seguito dell’approvazione del decreto “liquidità”.

Il mercato del lavoro e le famiglie

La flessione dell’occupazione è stata in parte contrastata dalla sospensione dei licenziamenti per motivi economici e dal potenziamento della Cassa integrazione guadagni, che nel solo mese di aprile 2020 ha fatto registrare un numero di ore autorizzate pari a più del doppio di quelle dell’intero 2019.

La struttura occupazionale campana rende il mercato del lavoro regionale particolarmente esposto agli impatti di shock avversi: nel 2019 una quota rilevante di lavoratori era impiegata nel comparto di commercio, alberghi e ristoranti, maggiormente colpito dalle restrizioni alla mobilità e ancora soggetto a limitazioni, e faceva parte di categorie più a rischio dal punto di vista della stabilità del rapporto di lavoro, come i lavoratori autonomi e i dipendenti con contratti a termine. In presenza di una diffusione relativamente ampia del lavoro irregolare, è inoltre significativa la quota di residenti che non possono accedere agli ammortizzatori sociali e per i quali occorrono specifiche misure di sostegno al reddito, rese ancor più necessarie dall’emergenza sanitaria che ha acuito il rischio di povertà. Nei primi quattro mesi del 2020 i nuclei beneficiari del Reddito e della Pensione di cittadinanza, che hanno in Campania una incidenza superiore rispetto alla media del Mezzogiorno e dell’Italia, sono cresciuti dell’11,2 per cento. È stato inoltre introdotto il Reddito di emergenza, strumento straordinario di sostegno per i nuclei familiari in difficoltà economica e non beneficiari di altri contributi.

L’esposizione ai rischi finanziari rimane contenuta per le famiglie campane. Rispetto all’avvio della crisi finanziaria globale, la ricchezza finanziaria è ora maggiormente orientata verso le attività finanziarie più liquide e verso quelle che consentono un’elevata diversificazione del rischio, più in grado di attenuare le ricadute di flessioni dei corsi mobiliari. Nel contempo, la quota crescente di erogazioni di finanziamenti a tasso fisso e il ricorso a operazioni di surroga e sostituzione, che hanno privilegiato negli ultimi anni le trasformazioni da tasso variabile a fisso dei finanziamenti in essere, hanno reso le famiglie campane meno esposte al rischio di un eventuale rialzo dei tassi d’interesse.

Il mercato del credito

La flessione dei prestiti bancari alle imprese registrata nel 2019 si è accentuata nel primo trimestre dell’anno in corso, parzialmente interessato dalla pandemia di Covid-19, a fronte di un tasso di deterioramento del credito stabile. L’analisi di indicatori più granulari dell’andamento della qualità del credito indica che, nella fase di avvio dell’attuale crisi, l’impatto sulla rischiosità del credito è stato limitato rispetto a quanto rilevato all’avvio di altri episodi di crisi dello scorso decennio e, in particolare, rispetto a quello della crisi finanziaria globale. Vi hanno contribuito sia i provvedimenti adottati per contenere i casi d’insolvenza sia le condizioni di maggiore solidità delle imprese.

I finanziamenti concessi alle famiglie hanno rallentato nel 2019, principalmente per effetto della decelerazione dei mutui per l’acquisto di abitazioni. L’accesso alle moratorie governative e al Fondo di solidarietà, destinato alle famiglie in temporanea difficoltà nel pagamento delle rate di mutuo (Fondo Gasparrini), contribuisce a limitare gli effetti dello shock pandemico sulla qualità del credito alle famiglie.

La finanza pubblica decentrata

Per fronteggiare l’emergenza Covid-19 sono state stanziate risorse aggiuntive finalizzate al potenziamento dei sistemi sanitari regionali. La Campania è stata investita dalla pandemia con una dotazione di strutture e personale sanitario inferiore alla media nazionale. Nei primi mesi dell’anno in corso, il potenziamento delle dotazioni e le misure di contenimento del contagio, rafforzate dal governo regionale, hanno tuttavia evitato la saturazione delle strutture sanitarie disponibili, anche in corrispondenza del picco dei contagi. Per contenere gli effetti economici dell’epidemia, la Regione Campania ha stanziato oltre 900 milioni di euro, di cui circa la metà finanziati con risorse rivenienti dalla riprogrammazione dei fondi strutturali europei.

La pandemia di Covid-19 ha avuto ripercussioni sui bilanci dei Comuni campani, già diffusamente caratterizzati da condizioni di criticità finanziaria, facendone aumentare le spese e, soprattutto, riducendone le entrate. Larga parte delle entrate risente infatti del blocco delle attività disposto per limitare il contagio e delle misure di esenzione a favore delle categorie di contribuenti maggiormente colpiti dalla crisi. Data la situazione finanziaria dei Comuni campani, i minori incassi e il rinvio delle scadenze per il versamento di alcuni tributi potrebbero generare diffuse tensioni di liquidità che, tuttavia, a oggi non si sono manifestate, anche grazie all’anticipo, alla fine dello scorso marzo, dell’incasso del 30 per cento del Fondo di solidarietà comunale e alla sospensione temporanea del pagamento della quota capitale dei mutui contratti con Cassa depositi e prestiti.

Banca d’Italia – Rapporto annuale “L’economia della Campania” 2019

FONTE: Banca d’Italia