La cultura della prevenzione per tutelare i minori

Così il ministro in audizione sul fenomeno della violenza davanti alla Commissione infanzia e adolescenza

Sta assumendo nuove dimensioni, e insidiose – tra queste l’uso distorto del web -, il fenomeno della violenza su minori e tra minori, per questo l’attenzione deve essere alta.

È il monito lanciato oggi a Roma dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese in audizione davanti alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle forme di violenza tra i minori e ai danni di bambini e adolescenti.

I dati

Sono state 1.891 nel 2019 le vittime minorenni di reati legati a episodi di violenza domestica; 626 denunce e 37 arrestati per pedopornografia, sempre l’anno scorso, e 386 i casi di avance sessuali on line a danno di minori, con 168 persone sulle quali ha indagato la Polizia postale e delle comunicazioni.
Risultano in crescita le denunce da parte di minori dei reati commessi sul web, come diffamazione online, minaccia, furto di identità: nel  2019 sono state 460 le vittime minorenni a denunciare e 136 i minori denunciati rispetto alle 388 vittime denuncianti e ai 60 minori denunciati del 2018.

Un altro aspetto del fenomeno è quello delle sottrazioni internazionali di minori: 50 i casi aperti, 5 quelli risolti nell’ultimo anno secondo i dati forniti dal ministro, che ha sottolineato l’importanza della cultura della prevenzione. Un contesto indispensabile che si costruisce con una «grande opera di sensibilizzazione» di ogni attore sociale coinvolto: la famiglia, la scuola ma anche le Forze dell’ordine e le strutture sportive.

Il tema, ha spiegato infatti Lamorgese, va trattato «in maniera multidisciplinare» e «con estrema delicatezza», con l’obiettivo di «essere incisivi nel perseguire i reati ed efficaci nella tutela della persona offesa».

Il titolare del Viminale ha anche parlato del fenomeno delle baby gang «che destano grave allarme sociale» e dei giovani armati, soprattutto nel napoletano, autori delle cosiddette “stese”.

Proprio nelle regioni dove è radicata la criminalità organizzata «i minori possono essere una risorsa per la commissione di delitti di basso profilo e per lo svolgimento di funzioni di supporto logistico». Per questo le istituzioni, ha proseguito Lamorgese, sono particolarmente attente al fenomeno nell’area partenopea dove «le organizzazioni di stampo camorristico costituiscono per i minori fonti di apprendimento di modelli delinquenziali».

FONTE: Ministero dell’Interno