Rapporto Asvis 2019, l’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile: l’Agenda 2030 chiama, il Paese tarda a rispondere

“Nonostante le tante azioni messe in campo negli ultimi anni, il mondo non si trova su un sentiero di sviluppo sostenibile”. Lo si legge nella quarta edizione del Rapporto ASvis “L’Italia e gli obiettivi di sviluppo Sostenibile”, teso al monitoraggio delle azioni svolte in vista del raggiungimento degli Obiettivi di Agenda 2030. Italia in ritardo su punti nodali: migliora su 9 obiettivi, peggiora su 6 e rimane stabile su 2. I governi, nazionali ed europei, sono chiamati all’attivazione di strumenti e azioni concrete per rendere realistico il raggiungimento dei target.

L’Agenda 2030, approvata a settembre 2015 dalle Nazioni Unite, ha messo i Paesi di tutto il mondo di fronte all’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo del pianeta e alla necessità di adottare misure efficaci per l’avvio di un decisivo e netto cambio di rotta. Significativi passi in avanti sono stati compiuti sia dal punto di vista economico che sociale, ma gravi criticità e ritardi rispetto ad alcune tematiche ambientali e sociali continuano a preoccupare. Lo dimostra la quarta edizione del Rapporto ASvis (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile), prezioso strumento di monitoraggio sull’avanzamento dell’Italia, dell’Europa e del mondo verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs) dell’Agenda 2030. e identificare gli ambiti nei quali è necessario intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo.

Il Rapporto, infatti, fornisce un quadro delle iniziative messe in campo a favore dello sviluppo sostenibile, valuta le politiche realizzate negli ultimi 12 mesi, avanza proposte per accelerare il percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030 e individua gli i settori in cui è indispensabile intervenire per garantire la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo. Nonostante significativi pass in avanti, la fotografia scattata dall’ASvis mette in luce ritardi e mancanze che rendono il percorso verso la piena realizzazione dell’Agenda 2030, sempre più lungo, difficile e in salita. Le misure adottate dai singoli Paesi, dal settore privato alle organizzazioni internazionali, infatti, si dimostrano ancora obsoleti rispetto agli ambiziosi target sposati nel 2015.

A fronte di un simile quadro, appare evidente l’urgenza di intervenire in modo significativo sulle politiche pubbliche, nazionali ed europee, le strategie aziendali e i comportamenti individuali. La nuova Commissione europea è già al lavoro per la promozione di un programma di azione basato su politiche economiche, sociali e ambientali tese a fare dell’Europa “la campionessa mondiale di sviluppo sostenibile”. Importanti interventi sono previsti anche sul fronte politico italiano: con l’avvio del nuovo Governo, lo sviluppo sostenibile è entrato a pieno titolo nell’agenda politica del Paese. Tra le misure concordate: l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile; l’avvio di un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile; l’impiego dell’Agenda 2030 per ridisegnare il funzionamento del sistema socio-economico; la valutazione dell’impatto economico-sociale-ambientale dei nuovi provvedimenti legislativi. Si ritiene dunque indispensabile la definizione di strumenti per rendere realistico il raggiungimento dei target, tra cui investimenti pubblici e privati più chiaramente orientati nella direzione della sostenibilità ambientale e sociale. Obiettivo, mettere l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile.

  • LA SITUAZIONE IN ITALIA

I passi in avanti non mancano, ma la strada dell’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, approvata nel 2015, è ancora tutta da percorrere. Basti pensare che i 21 target in cui si articolano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile prevedono obblighi riferiti al 2020 e su buona parte di essi l’Italia registra un grave ritardo.

Rispetto ai 17 SDGs, tra il 2016 e il 2017, l’Italia è migliorata in nove aree (salute, uguaglianza di genere, condizione economica e occupazionale, innovazione, disuguaglianze, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e consumo, qualità della governance e cooperazione internazionale), peggiorata in sei (povertà, alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari ed ecosistemi terrestri) e si mantiene stabile in due (educazione e la lotta al cambiamento climatico). Appaiono evidenti gravi e numerosi  ritardi in settori chiave per la realizzazione di un modello sostenibile, nonché la permanenza di forti disuguaglianze, tra cui quelle a livello territoriale.

Dal 2010, al 2017 l’Italia mostra segni di miglioramento rispetto agli Obiettivi di seguito riportati:

  • GOAL 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile.
  • GOAL3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. Rispetto all’indicatore composito sono da segnalare: la riduzione della probabilità di morte sotto i 5 anni (3,4 decessi entro i 5 anni per mille nati vivi nel 2017); la proporzione standardizzata di persone di 14 anni e più che non praticano alcuna attività fisica;  l’aumento contestuale del tasso di lesività grave per incidente stradale.
  • GOAL4: Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti. Ad incidere positivamente: l’importante aumento del numero di persone di 30-34 anni che hanno conseguito un titolo universitario; la quota di persone tra 25-64 anni che hanno completato almeno la scuola secondaria di II grado; la diminuzione della percentuale di studenti di 15 anni che non raggiungono il livello di competenze matematiche di base. Negativi invece, i dati sul  tasso di abbandono scolastico che, in controtendenza rispetto agli precedenti, è in aumento.
  • GOAL5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze.  Si sottolineano: l’incremento della percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa; l’aumento della quota di donne presenti negli organi decisionali.
  • GOAL7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.
  • GOAL9: Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile. Da segnalare: l’aumento degli indicatori relativi alla diffusione di banda larga tra le famiglie, l’uso di internet, il tasso di ricercatori per 10.000 abitanti e la quota di merci trasportate su ferrovia; la crescita del valore aggiunto dell’industria manifatturiera; la significativa diminuzione dell’intensità di emissione di CO2 del valore aggiunto.
  • GOAL12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.
  • GOAL13: Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze. L’indicatore headline (gas serra totali secondo l’inventario nazionale delle emissioni) migliora fino al 2014 per poi peggiorare nel triennio successivo, in corrispondenza della ripresa economica. Dal dettaglio delle osservazioni, emerge che tre quarti delle emissioni totali di gas serra provengano dal settore produttivo, mentre la la parte rimanente è legata ai consumi familiari.
  • GOAL 17: Rafforzare il partenariato mondiale e i mezzi di attuazione per lo sviluppo sostenibile. L’indicatore headline (quota dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo – APS – sul reddito nazionale lordo) ha subito un significativo incremento nel periodo 2014-2017, anche a causa dell’aumento degli aiuti agli immigrati, arrivando a rappresentare lo 0,3% del RNL. Il valore raggiunto risulta però ancora lontano dal target fissato dalla Strategia Europa 2020, pari allo 0,7% del RNL.

Ritardi e peggioramenti si registrano rispetto ai seguenti obiettivi:

  • GOAL 1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo. La dinamica negativa registrata nel biennio 2016-2017, è da imputare ad un incremento della povertà assoluta e della povertà relativa, che registrano entrambe il valore più alto di tutta la serie storica osservata (rispettivamente, 8,4% e 15,6% della popolazione). Tra gli individui in povertà assoluta si stima che i giovani di 18-34 anni siano 1 milione e 112mila, il valore più elevato dal 2005.
  • GOAL8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti, il cui indicatore è fortemente influenzato dal ciclo economico.
  • GOAL11: Rendere la città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.
  • GOAL14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. L’indicatore composito si muove tra alti e bassi, ad incidere negativamente soprattutto l’aumento dell’attività di pesca e del sovrasfruttamento degli stock ittici, il cui dato si attesta all’83,3% rispetto ad una media europea del 42%.
  • GOAL15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica.
  • GOAL16: Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile, offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli. Rispetto all’obiettivo sono da segnalare: il complessivo miglioramento degli indicatori di criminalità (tasso di omicidi – tra i più bassi d’Europa –, rapine, furti e borseggi) e della quota di detenuti adulti nelle carceri italiane in attesa di primo giudizio. Peggiora l’indicatore relativo al sovraffollamento delle carceri (114 detenuti per 100 posti disponibili nel 2017).

Non si registrano variazioni significative rispetto ai due seguenti obiettivi che, rispetto al 2010, si mantengono costanti:

  • GOAL6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. 
  • GOAL10: Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni. 

Fonte: https://asvis.it/public/asvis2/files/Comunicati_stampa/CS_Rapporto_ASviS_2019_FINAL.pdf